Chiesa di Santa Maria Maggiore

La Chiesa Madre nella sua primitiva fattura era ad una sola navata con il tetto a travi scoperte, costruita in muratura di pietra grigia locale in stile romanico, quasi a testimoniare la rinascita della grande tradizione romana, con gli altari, le acquasantiere, la vasca battesimale, gli archi, i portali, le finestre, la cantoria in pietra lavorata e decorata da sculture spesso rudimentali, che, pur nella loro semplicità, testimoniano l’impegno e la buona volontà dei costruttori e degli scalpellini del luogo di abbellire e di rendere più bella la Chiesa, dietro l’esempio delle grandi cattedrali, solenne ed imponenti, delle maggiori città.

La riprova di quanto detto la troviamo nelle cariatidi che abbelliscono la balconata della Piazza V. Emanuele II e negli altri pezzi che adornano la scalinata di Palazzo Gaeta che furono utilizzati quando la Chiesa venne ricostruita nel 1700.
La CHIESA MADRE, costruita a poca distanza dalla Chiesa di San Nicola, eretta intorno all’ anno 1000 nel borgo detto TERRA VECCHIA, fu portata a termine intorno al 1300 sotto il Vescovo di Potenza, Nino D’ AMELIA.
La TORRE CAMPANARIA fu costruita nel 1400 da Jacubus TRIFHOSIANUS da Stigliano. A base quadrata, sottile, slanciata (era a cinque piani di apertura, due furono abbattuti nel 1924 da un fulmine), con gli angoli rivestiti da un mini bestiario, (figure e simboli scolpiti su pietre sporgenti) servì a richiamare i cittadini non solo alle sacre funzioni ma anche alle adunanze di carattere pubblico.

Il terremoto catastrofico del 1694 è il fattore scatenante per una ricostruzione secondo i canoni introdotti dalla Riforma Tridentina. La Chiesa Madre perde così il suo vecchio impianto romanico. Del vecchio sito sopravvivono la cripta ed il campanile. Per la ricostruzione della stessa Chiesa ci si avvale di Antonio MAGRI, allievo del VANVITELLI. La costruzione si presenta con un’unica navata ed 8 cappelle laterali di cui una sola sulla destra; il presbiterio ha una forma arrotondata, l’altare presenta alle spalle un abside con coro molto ampio.
La chiesa è dedicata al culto della “Madonna degli Angeli”.
In essa sono custodite le reliquie di: S. Clemente Martire, S.Benedetta Martire e S.Silvestro. Inoltre abbiamo residui di pezzi di croce e colonna del Flagello di Cristo, più un molare e un braccio di S.Vito Martire.
A Pignola, visse e mori uno dei più grandi artisti della pittura lucana Giovanni DE GREGORIO detto il Pietrafesa (il nome antico di Satriano di Lucania) II suo corpo giace in un pilastro della Chiesa madre sul lato sinistro del presbiterio.
La sua presenza fa nascere a Pignola una vera e propria dinastia di pittori, come Filiberto GUMA, che tante opere lascia in molti paesi del Sud tra cui Pignola, suo paese d’ origine. Qui nasce anche Giuseppe DE GREGORIO, figlio del Pietrafesa che però lavora quasi esclusivamente a Roma.

Chiesa di Sant’Antonio

La Chiesa di Sant’Antonio Abate non ha il blasone di una storia conclamata e famosa. Le fonti storiche sono avare di notizie per cui la cosa più giusta da fare è quella di leggere le forme attuali, racimolare gli scampoli di notizie di archivio, osservare le opere d’arte in essa contenute e prestare ascolto alla tradizione orale.

La planimetria particolare ci fa pensare ad una struttura non originaria, ma a sovrapposizioni ed aggiunte che si sono succedute nel tempo. La navata unica longitudinale, mossa lateralmente da tré arcate cieche per lato, si chiude con un arco di trionfo che si innesta nel presbiterio, che a sua volta si espande, mediante arcate parallele, in due cappelloni laterali. In tal modo la planimetria globale diventa una T (tau) greca.

Tale aggregazione di strutture non armoniche è oggi un contenitore di pregevoli opere d’ arte. Qualcuna reca la firma diFiliberto GUMA, ma è la facciata la cosa più interessante di questa chiesa, con un portale settecentesco di squisita fattura. Certamente fu scolpito dalle stesse mani che fecero i due portali della Chiesa Madre.

La stessa impostazione, pur con delle piccole varianti nell’ arcata in genere è ribassata nei piedritti, che qui sono più lineari, e nel coronamento. Qui l’arco è a tutto tondo e al di sopra della mensola troviamo un medaglione con I’ immagine a basso rilievo di S. Antonio.

Come è noto, il culto di S. Antonio Abate fu introdotto, in Italia Meridionale prima del Mille dai baslliani (monaci italo-greci) che si Ispiravano alle Regole di vita monastica di K. Basino.

Questi religiosi ebbero grande importanza nello sviluppo culturale e artistico del Meridione e della Basilicata in particolare. Alla presenza basiliana sono legati molti edifici lucani. Alcuni di questi presentano una navata ad un arco trionfale in forme quasi gemellari con quelle di S. Antonio Abate di Pignola.

Tutto quanto è stato detto ci spinge ad avanzare una ipotesi e cioè che la navata attuale della chiesa corrisponde nella planimetria al nucleo principale di un antico oratorio basiliano. Le quattro finestre lobate sono della stessa epoca dei portale, cioè settecentesche. Il presbiterio e le cappelle attigue sono delle aggiunte del 1892. quando furono inglobati il coro e la sala delle riunioni della vecchia Congrega di Carità del SS. Sacramento. Nello stesso periodo fu abbattuta la Chiesa dell’Annunziata. (In cattivo stato conservativo). Di questa Chiesa sopravvive la grande arcata del presbiterio ed uno spiazzo che si chiama appunto:Largo dell’Annunziata. ( Antonio Masini ).

L’immagine del Santo venerato nella Chiesa è una scultura lignea che mostra chiaramente il carattere austero del Santo e presenta i simboli connessi agli atti devozionali: il FUOCO che, nel suo aspetto ambivalente, diabolico e purificatore vuole ricordare il Santo in lotta e vincitore delle forze demoniache.

La Chiesa è stata impreziosita (1999) con una artistica opera scultorea in bronzo: LA PORTA DEL GIUBILEO commissionata dallaPRO-LOCO “IL PORTALE” e realizzata da Antonio MASINI.

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 Protagonista assoluto è l’ anta centrale che scandisce lo spazio verticalmente attraverso la rappresentazione di due figure umane a grandezza naturale. Un uomo e una donna che sollevano verso l’ alto un bambino.

E’ un’immagine che rappresenta due generazioni a confronto, il vecchio e il nuovo, il passato e il futuro.

E’ l’ Epifania del Duemila. Le due ante laterali, invece, rappresentano alcuni momenti biblici e i pellegrinaggi più significativi della storia: La liberazione del popolo eletto, il Passaggio dal Mar Rosso, l’Ordine di Dio di celebrare ogni cinquant’anni il Giubileo e infine il Pellegrinaggio a Gerusalemme, a Roma, a Monte Sant’ Angelo e a Santiago de Compostela.

Chiesa di San Rocco

La Chiesa di San Rocco era inserita nel complesso del Convento costruito di sana pianta, tra il 1590 e il 1595, con le offerte del buon popolo e dell’ Università di VIGNOLA per dare un degno ricovero ai Padri Cappuccini che per gravissime ragioni furono costretti a lasciare il Convento di San Michele ai Francescani Osservanti che lo abitarono fino al 1809.

Il Convento aveva la caratteristica forma quadrata con un piccolo chiostro, i cui lati erano costituiti, uno dalla CHIESA, e gli altri tre, al piano terra, dalle stanze comunitarie (tré per le riunioni , una per la libreria, una per la cucina, una per la dispensa) e al primo piano, da 15 cellette. Al centro del chiostro la solita cisterna.(Così da un inventario del 17 Agosto del 1808, conservato nell’ Archivio Provinciale di Potenza). I corridoi, (donde il nome dialettale “u Currutur” dato dagli antenati) erano stretti e le cellette anguste, ma tutte in una bella armonia di sobria architettura e di bei dipinti dei frati stessi, artisti dilettanti. Le spesse mura perimetrali erano costruite in pietra, mentre i divisori interni in canne con intonaco, i tetti a lamia

Attiguo al Convento si estendeva un vasto cortile con alcune casette adibite a stalle e fienili, che l’ operosità dei Frati aveva reso molto fertile ed irriguo con I’ acqua di una grande vasca. Tutta la zona di pertinenza dei Cappuccini era cinta di muri a fabbrica. In una perfetta quieta i Religiosi trascorrevano gli anni alternando il lavoro alla preghiera, gli studi alla predicazione e alla amministrazione dei Sacramenti, tutto a vantaggio del popolo che contribuiva generosamente al loro sostentamento; ma ecco, in un giorno infausto, tutta la gloria e la grazia del Convento di VIGNOLA, si dileguarono: il Monastero fu chiuso, i Religiosi scacciati. Il Convento venne soppresso con decreto del 25 gennaio 1865 e lo sgombero dello stesso da parte dei religiosi avvenne il 19 marzo dello stesso anno. L’ infame legge della soppressione fu inesorabile. I tristi settari sorrisero a quel triste sacrilegio, i buoni piansero. Il Monastero rimase nella più triste desolazione. Fu adibito a scuola, a lazzaretto a colonia, a deposita ma sempre con grande incuria, fino a quando, nel 1948, nel nome del popolo, fu demolito per dare posto a delle bruttissime palazzine comunali. Spariva così una delle opere più belle e caratteristiche dell’ Antica VIGNOLA.

La CHIESA, detta impropriamente di SAN ROCCO, dal culto particolare dedicato al SANTO e dalla pietà dei fedeli, è dedicata all’ ASSUNZIONE DELLA MADONNA un grande quadro in tela (del quale non si ha traccia) rappresentante, infatti, I’ Assunta, sovrastava I’ Altare Maggiore. Il quadro fu sostituito dalla colossale Statua in legno donata dal barone LOMBARDI. Da citare l’Altare Maggiore in legno finemente intarsiato.

Incastonato nel portale in pietra seicentesco, una porta in bronzo realizzata su committenza della Pro-Loco “IL PORTALE” dallo scultore lucano Marco SANTORO, contributo significativo per ricordare la Grande figura del Papa GIOVANNI PAOLO II: Grande Uomo, Grande Papa, Grande Protagonista della storia e della Chiesa dal 16 ottobre 1978 al due aprile 2005.

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Anche questa porta, come la prima, ha tre battenti.
Sul battente centrale (porta feriale) riproduce l’immagine del Papa, a misura d’uomo in altorilievo. I battenti laterali rappresentano ( rispettivamente 4formelle a destra e 4 a sinistra) otto momenti salienti della vita del Pontefice su formelle cm 20×30 in altorilievo corredati da brevissimi testi descrittivi. In alto 2 Formelle, in altorilievo, di cm 40×40 circa rappresentanti, l’una l’immagine della Vergine protettrice di Pignola e l’altra l’immagine di papa Giovanni Paolo II. Le formelle narrano i momenti salienti del pontificato di Giovanni Paolo II. Partendo dal principio la prima formella a sinistra rappresenta il Papa durante il suo primo Angelus in Piazza San Pietro siamo nel lontano 1978 e l’invito dell’”uomo venuto dall’Est” era: “non abbiate paura, aprite anzi spalancate le porte a Cristo”.

Chiesa di San Donato

Si tratta di una costruzione poco distante dalla Chiesa Madre, risalente al 1700 ma con riferimenti a carattere stilistici di epoche precedenti, particolarmente evidenti nella tessitura degli elementi lapidei di facciata che in previsione di un intervento di restauro potrebbero essere lasciati a vista data la regolarità della posa in opera. La si può considerare ultimo residuo della civiltà medievale del paese. Alcuni affreschi sono stati retinati e asportati dalla Soprintendenza ai Beni Artistici per un opportuno restauro.

NOTIZIE STORICO – CRITICHE

Nella parte posteriore si evidenziano le tracce di vecchie aperture ed elementi in pietra variamente sagomati che con ogni probabilità provengono dalle torri dell’antico castello ( poi Palazzo Ducale) tenuto conto della singolarità degli elementi. L’interno è in stato di totale abbandono, mancano gli infissi, l’umidità ha deteriorato non poco cornici e decorazioni in stucco. La volte a botte accusa cedimenti ed evidenti lesioni si in chiave, si in corrispondenza dei costoloni. Alcuni anni fa, dopo il sisma del 1980, alcuni devoti hanno rifatto il tetto ed il campanile. E’ necessario un intervento globale tenuto conto delle modeste dimensioni della costruzione.

Chiesa della Madonna delle Grazie

La chiesa è stata costruita probabilmente verso il 1500, al tempo degli Aragonesi, dedicata a SAN GIACOMO. Successivamente fu dedicata al culto di Maria S.S. Sotto il titolo : “ MADONNA DELLE GRAZIE”.

Un tempo era il luogo di raccolta dei fedeli provenienti anche dai paesi limitrofi che si preparavano per i pellegrinaggi verso Roma, la Terra Santa, San Michele di Monte Sant’Angelo sul Gargano, S. Giacomo di Compostela o verso altri Santuari vicini. Negli anni 60 è stata completamente ricostruita dal genio Civile di Potenza in quanto era necessario l’abbattimento delle vecchie strutture perchè fatiscenti. Non si hanno più tracce del quadro di san Giacomo ma si conserva la caratteristica Statua lignea della Madonna con bambino (restaurata nel 1999 da Fiorentino TRAPANESE) e in suo onore si continua a celebrare la festa religiosa del 2 luglio con grande concorso di fedeli.

Chiesa Santa Lucia

La CHIESA di SANTA LUCIA, ubicata su uno sperone ripido sul fiume San Michele, a poche centinaia di metri dal centro abitato, è di modeste dimensioni.

Fu costruita all’inizio dell’ottocento a devozione della famiglia Brigante. Non presenta particolari elementi architettonici. E’ raggiungibile a piedi da via Mazzini e da via Poerio.

Durante la festa di Santa Lucia, 13 dicembre, si svolgono le funzioni religiose. Non è più in uso, da parte dei ragazzi, la tradizionale corsa al “laccio” che fungeva da redini e che veniva intrecciato al rocchetto, con fili di lana a tinte vivaci, alcuni mesi prima della festività. Resta ancora in uso la “CUCCIA”, il piatto tradizionale per la particolare ricorrenza e la raccolta del muschio per allestire il PRESEPE.

Chiesa di San Michele

La CHIESA di SAN MICHELE è situata nella zona dell’agro di Pignola denominata Sant’Angelo, nei pressi di una sorgente un tempo ritenuta miracolosa per le febbri. Sorge su una vecchia grotta rupestre a fianco di vecchi ruderi che costituivano l’intero complesso conventuale dei Frati Cappuccini. Sorto nel lontano 1500. La chiesa attuale non presenta elementi di interesse artistico. E’ luogo di raccolta per il pellegrinaggio annuale che si tiene in occasione delle festività di San Michele : 8 maggio e 29 settembre.

Si ravvede la necessità di una opportuna esplorazione della grotta e di un sistematico scavo, di tipo semiarcheologico, al fine di evidenziare il disegno planimetrico delle vecchie sottofondazioni ed arricchire così la zona, molto bella, di quegli elementi che costituivano l’attrattiva e che avvalorano oggi, la storia dell’antico Santuario di San Michele di Pignola.

Molto antico è il culto per San Michele Arcangelo praticato nella GROTTA, proprio come a Monte Sant’Angelo sul Gargano. Fino agli anni 50, il Santuario di San Michele di pignola, era soggetto a particolari venerazioni e meta di pellegrinaggi di (compagnie) devoti, provenienti anche dai paesi contermini. Come si sa, questa devozione fu patrocinata e divulgata dai longobardi, durante la loro denominazione.

NOTIZIE STORICO – CRITICHE

La Chiesa di San Michele faceva parte di un antico Convento dei Cappuccini, costruito verso il 1530, a circa 4 Km dall’abitato, secondo lo spirito francescano di segregazione dal mondo per una vita penitente e contemplativa, in una profonda gola tra i monti di san Bernardino, Serranetta, Ciglio, tra un verde intenso, nelle vicinanze di una copiosa sorgente “U’ Roff ‘ l”, su di un costone affiancato da una lunga grotta, in massima parte inesplorata.

Nel tempo si sono intrecciate varie leggende che hanno circonfuso di un alone misterioso la grotta. Nel 1574, infatti, avvenne un prodigio che si era già compiuto nel Convento di Potenza. Nell’inverno di quell’anno cadde tanta neve da togliere per diversi giorni ogni comunicazione tra il Convento ed il paese. I viveri erano ormai esauriti. Mentre i Frati erano intenti a pregare si sente suonare la campanella della portineria. Un Frate apre l’uscio e….una Giumenta carica di viveri gli sta davanti, mentre non si nota la presenza di alcun conducente e neppure le orme sulla soffice neve. Gravissime ragioni indussero poi i nostri Frati ad abbandonare il Convento nel 1575 e a trasferirsi in una zona più vicina all’abitato di Pignola, dove il popolo volle costruire di sana pianta un nuovo Convento (adiacente la Chiesa di San Rocco) che fu portato a termine alla fine dello stesso secolo. Nel 1935 i Frati abbandonarono il Convento perchè ci fu l’ordine di chiuderli tutti. Nel 1948, ci fu il completo abbattimento per ricavare spazio e costruire delle brutte case popolari.

Chiesa di Maria Madre della Chiesa

La Chiesa di MARIA MADRE DELLA CHIESA è ubicata in località Rifreddo di Pignola. Fu inaugurata e benedetta da Mons. Augusto BERTAZZONI l’8 novembre del 1967, a lui offerta in dono dall’Amministrazione Provinciale di Potenza su terreno concesso dall’Amministrazione Comunale di Pignola nel bosco di Rifreddo.

Fu donata in occasione del 90° genetliaco dello stesso Presule, per tramandare ai posteri il suo messaggio di AMORE e di BONTA’ trasmesso alle genti lucane con il suo Ministero Episcopale nella Regione Basilicata. Si tratta di una originale struttura, in cemento armato e trabeazione in legno, che svetta a spirale verso l’alto quasi in un tenativo di gara con gli alberi secolari alla ricerca della Luce.

Molto bella e significativa ala scultura lignea dell’immagine della Madonna con Bambino.

Santuario Madonna del Pantano

Il Santuario è ubicato in località Pantano in agro di Pignola. Si tratta di un sito tardo settecentesco di dimensioni modeste, con interno ad aula unica diviso strutturalmente in tre parti, quella centrale con copertura a cupola a sesto ribassato e le due laterali di ingresso e di fondo, coperte con volte a botte.

Esternamente delle arbitrarie manomissioni prive di alcuna emergenza, ma originate da motivi pratici legati alla conduzione, ad uso agricolo, dei terreni circostanti, hanno accerchiato praticamente il monumento provocando, inoltre, dei danni alla sua compagine strutturale.

Il 21 settembre del 1986 è stato riaperto al culto dopo il restauro per i gravio danni subiti a seguito del sisma del 23 novembre 1980.

NOTIZIE STORICO – CRITICHE

In stile neo-classico della scuola del Vanvitelli, è datato in epigrafe sul portale in pietra lavorata : “Not sit vobis grave dicere un Ave – A.D. 1789”. Si tratta di una costruzione realizzata con le offerte dei fedeli su una antica Cappella dedicata a S. Maria degli Angeli da monaci Basiliani che, intorno al secolo IX, si erano insediati nella zona e che avevano iniziato le popolazioni residenti alla devozione alla MADONNA con la venerazione di una immagine in pietra, rinvenuta sul posto secondo la tradizione, indicata come S. Maria degli Angeli e, attualmente posta in una nicchia sul portale della Chiesa.

Dopo i Basiliani si insediarono i Benedettini cistercensi che oltre alla cura della Chiesa prosciugarono e coltivarono il terreno fino al 1524, quando la Cappella venne assegnata al capitolo della Chiesa di Vignola.

Nel 1798, Mastro Francesco BITETTI da Padula, costruì l’Altare Maggiore e il trono sovrastante per la nuova Statua in legno dorato della Madonna. Nel 1804, lo stesso Mastro costruisce i due altari laterali mentre le due tele incorniciate sui due altari sono opera di Feliciano MANGIERI del 1803.

Il 27 giugno del 1990, in occasione del 25° anniversario della Incoronazione della Madonna, S.E. Mons. Giuseppe VAIRO conferisce al Tempio il titolo di SANTUARIO DIOCESANO.